MARCELLO TOMADINI
brevi note biografiche

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Marcello Tomadini nacque a Cividale del Friuli (Udine - Italia) il 27 aprile del 1893. Visse la sua fanciullezza in un ambiente d'arte, ricco di suoni, di colori e di melodie. Il padre, maestro di musica, per alcuni anni diresse la Cappella Capitolare del Duomo di Cividale. La famiglia vanta tra i suoi ascendenti Mons. Jacopo (Cividale: 1820-1883) che fu straordinario compositore di musica sacra, a lungo in corrispondenza con diversi famosi musicisti del tempo tra cui il sommo Franz Listz.
Marcello intraprese con successo lo studio del pianoforte e del violoncello, ma nonostante le speranze del padre non scelse un percorso musicale; la sua indole lo portò ad innamorarsi della pittura alla quale dedicò l'intera sua vita. Frequentò l'Accademia delle Belle Arti di Venezia diplomandosi brillantemente quando già disegnava e dipingeva da vero maestro.
Ferito in guerra nel 1915 capitò a Roma all'ospedale del Celio e da qui, come disegnatore, fu assegnato ad una fabbrica d'armi dove disegnò materiali bellici.
Rimase qualche anno nella capitale facendosi strada diventando uno dei più grandi cultori della miniatura italiana.
Svolse una intensa attività: fu membro dell'Accademia Tiberina, Cavaliere della Corona d'Italia e della Repubblica, fece parte della Consulta Araldica della Presidenza dei Ministri.
Le sue opere sono raffinate, ricche di minuziosi paricolari, perfette nella tecnica.

Richiamato alle armi nella seconda guerra mondiale come Capitano di Fanteria, fu imprigionato a Pola nel 1943 e in seguito portato in vari campi di concentramento, prima in Germania, poi in Polonia, nel famigerato campo 83 di Wietzendorf.
Diventò il nr. 27487 - XXA I.M.I. (Italienische Militar-Internierten / Internato Militare Italiano). Da un documento del distretto militare risulta che fu prigioniero dal 12 settembre 1943 al 29 agosto 1945; dallo stesso risulta anche che il Capitano Marcello Tomadini non ha collaborato coi tedeschi, nè aderito alla Repubblica Sociale Italiana.

Fu il periodo più drammatico del Tomadini che trovò comunque il modo di fissare i propri ricordi affidandoli ad occasionali carte recuperate alla meglio disegnate con pezzi di legno carbonizzati e qualche matita che la moglie Renata riusciva occasionalmente ad inviargli dall'Italia. Riuscì così a fissare (e subito nascondere) i momenti tragici vissuti, disegnando raffigurazioni raccapriccianti, con inquadrature di raffinata scuola fotografica, di intenso valore artistico ed espressivo.
Le tavole, che narrano tante dolorose vicende,  sono di piccola dimensione, disegnate con tratti sicuri, chiaroscurate con maestria e sono una preziosa documentazione di un momento storico che non possiamo dimenticare. I disegni, racconta il compagno di prigionia, il cappellano militare don Luigi Pasa, furono nascosti nella valigetta-altare in mezzo ai paramenti sacri. Quando il Pasa si presentò alla polizia tedesca del campo per la timbratura dei certficati di Cresima amministrata nei campi, riuscì ad apporre il timbro su tutte quelle carte che altrimenti in seguito gli sarebbero state sequestrate.
Compagno di prigionia fu anche
Giovannino Guareschi che proprio lì su pezzi di carte di fortuna scrisse il famoso: Diario Clandestino.  Man mano che che le pagine nascevano, Guareschi girava nelle baracche leggendole ai compagni, raccogliendo le loro impressioni.

Rientrato a Cividale dopo la guerra continuò la sua attività dedicandosi anche all'insegnamento e alla scoperta di nuovi talenti artistici tra i quali ricordiamo Guido Tavagnacco; continuò anche la sua attività di miniaturista con l'Istituto Nazionale di Araldica di Roma con la quale collaborò fino all'età di 79 anni.
Al tramonto della sua vita fu colpito prima dalla sordità e in seguito poi anche da una progressiva malattia agli occhi che lo portò alla completa cecità. Piace però supporre che il buio che si era calato sui suoi occhi non abbia offuscato mai i ricordi che nel suo intimo certamente hanno brillato ancora di luce, di sfumature, di evanescenze.

Si spense a Cividale il 10 giugno del 1979 ed è sepolto nel Cimitero Maggiore della Città Ducale.

Note tratte da una biografia di LORETTA FASANO

MARCELLO TOMADINI
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